Ciao Carmen NANOTTI partigiana

L’A.N.P.I. Provinciale di Torino comunica la scomparsa di Carmen NANOTTI partigiana, presidente onoraria della Sezione A.N.P.I. V Riunite di Torino, i funerali si svolgeranno sabato 10 settembre 2016 alle ore 9:40 saluto sotto casa sua in via Forlì 65 e alle ore 10:15 presso il Tempio crematorio del Cimitero Monumentale di Torino.

La vogliamo ricordare con la sua testimonianza tratta dal testo edito Einaudi del 1977 dal titolo “Compagne” vol. II di Bianca Guidetti Serra.

«Io sNanotti Carmenono nata e cresciuta in Francia. I miei erano emigrati, erano piemontesi. Mio papà aveva uno spirito antifascista». [..] La mia educazione di antifascista non l’ho avuta a casa mia. Ho cominciato a capire qualche cosa poco prima della guerra civile in Spagna. Ero molto giovane, sono del ’24.

[…] abitavo a Sant-Symphorien sono arrivato degli esigliati politici spagnoli. […] gli additavano: – Son dei comunisti, son dei comunisti, non bisogna parlare con loro. Io ero incuriosita, dato che c’erano anche dei figli di questi, ragazzi della mia età. E tutti questi li ho avvicinati, perchè mia mamma e mio papà andavano a ballare e loro andavano a ballare e io ballavo con questi ragazzi e mi sedevo al loro tavolo e dicevo: – Ma perchè, cosa vuol dire comunisti? Allora loro mi hanno spiegato che cosa significa lottare per una società più giusta, ecc… ecc…

[…] Io ho studiato fino a 15 anni poi ho lavorato in una fabbrica di scarpe. Facevo l’operaia. Ho appena iniziato a lavorare quando è scoppiata la guerra.

[…] Poi quello che mi ha aperto ancora di più gli occhi è quando l’Italia ha dichiarato guerra alla Francia.

[…] Poi i francesi dove lavoravo, non volevano lavorare per i tedeschi; hanno chiuso.

[…] Dopo un anno, senza lavorare […] Col mio spirito d’avventura sono partita da sola sono venuta a Torino e mi sono trovata una cameretta. Dopo un anno sono venuti giù i miei mentre io avevo trovato del lavoro.

[…] E sono andata a lavorare all’Ambra. E c’era la guerra, i bombardamenti.

[…] Lì all’Ambra lavoravo con Maggio Viora e la Gina Vanoli. Ma soprattutto con Maggio Viora.

[…] Lui era già nell’organizzazione clandestina del partito, allora è stato più facile aver subito dei contatti.  In un primo tempo all’Ambra si era limitato a parlare di questa guerra che era ingiusta, che il fascismo portava solo le guerre. Soltanto una propaganda così a parole, prima di arrivare alla distribuzione dei volantini. Però è successo un fatto, che nel frattempo Maggio Viora è stato arrestato. Siamo nel ’42, verso la fine del ’42. E’ stato arrestato allora i miei contatti sono rimasti così un po’ … spontanei. Degli scioperi del ’43 lavoravo alla Mirafiori, perchè l’Ambra non faceva più questi lavori di produzione di bossoli e hanno licenziato.

[…] Quando sono andata a Mirafiori sapevo che c’era un gruppo di compagni attivi, soprattutto in fonderia ma non li conoscevo.

[…] Durante gli scipoeri del ’43 abbiamo organizzato … così. Ero in collegamento con Paganella che lavorava alla fonderia, un uomo. I turni non erano eguali, e allora non era facile … Facevamo distribuzione di volantini nei refettori, dentro gli scompartimenti dove mettevamo le tute o i grembiuli da lavoro. Tutto per preparare lo sciopero del ’43. Che poi al mattino alla Mirafiori ci siamo trovati presto, presto davanti al cancello … Molti non sono entrati, molti di quelli che sono entrati sono poi usciti. Abbiamo aspettato parecchio e poi abbiamo fatto un corteo che partito da Mirafiori è andato fino in centro. Questo proprio il ’43. Io sono di quelli che non sono entrata. Perchè appunto dovevamo fare una specie di picchettaggio. Poi allora a Porta Nuova questo corteo, almeno quelli dell’officina dove lavoravo io, perchè c’erano parecchie porte, si è sciolto.

[…] E poi ho continuato a lavorare dentro la Fiat. Durante i bombardamenti quando si andava nei rifugi si faceva il nostro lavoro di affissione dell’«Unità». Nei corridoi, vicino alle macchine, nei gabinetti profittando degli allarmi . Però contemporaneamente avevo dei contatti con Vittoria. […] andavo sempre a casa sua mi dava dei pacchetti di volantini … Il 25 luglio … Maggio era uscito di prigione … Siamo andati subito a Condove.

[…] All’8 settembre eravamo a Condove. Io sono poi venuta giù, lavoravo sempre aMirafiori. Era un po’ peggiorata la situazione perchè il lavoro che si faceva alla Mirafiori alcuni di noi venivano un po’ scoperti. Allora hanno fatto in modo di farmi trasferire al Lingotto, in cucina.

[…] Alla Lingotto ho lavorato poco; perchè non sopportavo chiusa lì in quell’ambiente, […] E allora un giorno Vittoria mi fa: – Ti andrebbe di lavorare per l’organizzazione clandestina? Io ho detto sì, un po’ perchè così mi sentivo soffocata in quell’ambiente; non potevo più avere dei contatti, non potevo girare dentro la Fiat Lingotto, e anche perchè poteva diventare pericoloso. E ho detto sì. E’ successo verso la fine del ’44. Nel ’44, mi ricordo, perchè avevo dei contatti con Vittoria, abbiamo organizzato due assalti ai doxs e in via Antonio Cecchi dove c’è un deposito di carbone. Io avevo dei collegamenti anche a Lucento, c’erano parecchie donne. Io a queste qua davo dei volantini da mettere nelle buche, da affiggere davanti alle case; tutti i volantini che mi dava Vittoria io a mia volta li distribuivo a loro. Però il più grosso lo facevo io durante gli allarmi o dopo il coprifuoco o dopo gli allarmi quando c’era caos per le strade. In quel momento era anche facile distribuire volantini.

[…] io e Edera […] abbiamo radunato le donne di Lucento, di borgata Vittoria e Madonna di Campagna.

[…] Eravamo quasi un centinaio di donne, forse anche meno … se non mi sbaglio. Abbiamo dato l’assalto ai doks. Ci siamo date l’appuntamento un mattino, lì vicino ai doks per potere andare a protestare per i viveri, che erano pochi, scarsi che la gente aveva fame. Il latte soprattutto per i bambini e tutte queste cose … Allora alcune di noi sono andate a trattare con il direttore.

[…] Dopo un po’ di giorni l’abbiamo organizzata in via Antonio Cecchi al deposito di carbone perchè era tutto razionato.

[…] Poi una volta sono venuti due partigiani feriti, che erano scappati. Io non so come sapevano che abitavo lì, sono venuti a farsi medicare. Io li ho medicato, gli ho dato da mangiare, pochi soldini perchè purtroppo non c’erano grandi possibilità.

[…] L’organizzazione più grande è stata quando c’erano dei partigiani che dovevano venire giù. Allora sai che c’era bisogno dei lasciapassare tedeschi e io avevo il collegamento con la Fiat. Allora mi procuravo le fotografie con i nomi fasulli … C’era Ferro allora, io non l’ho mai conosciuto … Io da lui avevo questi lasciapassare in bianco li scrivevo a macchina, mettevo la sua fotografia, loro a sua volta li ritiravano li facevano timbrare in mezzo agli altri … timbrati col timbro a secco dei tedeschi. Mi ricordo quel mattino che sempre come Gruppi di difesa della donna, abbiamo organizzato una manifestazione davanti al Cimitero alla sepoltura delle sorelle Arduino, che poi sono arrivati i fascisti e mi hanno portato in via Asti.

[…] mi è andata bene perchè la sera stessa mi hanno rilasciata perchè io risultavo della Fiat.

[…] Questo il 13 marzo del ’45; […] per tornare ai Gruppi di difesa della donna, io quando mi hanno chiesto di lavorare per l’organizzazione oltre i volantini, oltre i giornalini, oltre l’«Unità» che era in forma un po’ ridotta e che noi incollavamo per le strade, sui muri, ecc… ogni tanti mi dicevano di trovarmi al posto tale e dovevo prendere una borsa e trovarmi in un altro posto per delle azioni che facevano i sappisti, perchè ero poi diventata un «sappista». Però proprio sparatorie, io portavo ‘ste rivoltelle dentro la borsa, io non … ne ho fatte.

[…] Poi come altra attività nel tempo che rimaneva a casa facevo delle stelle tricolori per i partigiani, ricamavo quelle stelle di Garibaldi, tricolori. Per il 18 aprile mi ricordo che la Vittoria ci ha chiamato e ci ha detto: – Ve lo dico, il 25 aprile di mattino c’è l’insurrezione. Tenetevi pronte.

[…] Puoi immaginare il 25 aprile al mattino presto io […] credevo di sentire gli spari di qua e di là … Invece la cosa è arrivata molto tardi […] verso mezzogiorno è cominciato le prime sparatorie perchè verso il pomeriggio tardi si può dire che i partigiani sono arrivati, no? Però il grosso dei partigiani è stato il 26. Allora si è istituito un comando partigiano … […] poi nella notte del 26 sembrava che dovessero arrivare i tedeschi. Allora il comando partigiano è stato trasferito alle Officine Stipel di via Borgaro. Io ero lì che facevo la staffetta. Mi mandavano di qua, mi mandavano di là … Sono stati forse i giorni più belli della mia attività; quell’entusiasmo che c’era perchè finalmente si poteva snidare i fascisti e ucciderli.

[…] Magari il mio racconto non ha un filone logico … Ma dopo tanti anni certe cose non che le hai dimenticate perchè poi magari affiorano in seguito … ma le confondi. Si è fatto con tanta naturalezza, con tanta passione ‘sto lavoro; tutte le cose che si son fatte senza pensare che ti potessero torturare. Perchè la consapevolezza dei rischi che una correva, almeno a me, non veniva mai in mente. Dopo l’insurrezione ho continuato a fare militanza politica […]

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