CIAO Barbisin

Ha chiuso gli occhi il 2 giugno, anniversario della nascita della Repubblica Italiana.  Una festa particolarmente importante per chi ha sacrificato parte della propria gioventù a combattere contro una dittatura, a lottare per un ideale.

Primo Camerlo Besso nasce a Cuorgnè nel 1924. Il 1° aprile 1944 si arruola nella VI Divisione Alpina Canavesana Giustizia e Libertà col nome di battaglia “Barbisin”.  Svolgerà il compito di VICE COM.TE del III Battaglione della Brigata Domenico De Palo col grado di sottotenente e guardia del corpo del Comandante Bellandy.

Partecipa a tre scontri a fuoco: il primo, a luglio 1944, contro una colonna della Decima Mas nella battaglia di Sale a San Colombano Belmonte; il secondo ad agosto, a Ribordone, ancora con la Decima Mas ed infine, il 13 aprile 1945, quando la VI Divisione GL attacca il presidio di Cuorgnè della divisione Repubblichina “Monterosa”.

Nella primavera del 1945 partecipa alle operazioni di recupero dei corpi dei partigiani e soldati inglesi periti in Val d’Isère.

Si reca per ben 5 volte in territorio francese, attraverso i valichi alpini, per ricevere equipaggiamento, armi e munizioni dagli Alleati. Questi viaggi, attraverso ghiacciai e colli particolarmente esposti, sono quasi tutti avvenuti nell’inverno del 1944 (anno dalle precipitazioni nevose molto copiose). I carichi individuali superavano i 40 chili, le marce duravano più giorni. Con la ritirata dei tedeschi e dopo le varie sfilate delle formazioni partigiane del maggio 1945, consegna definitivamente le armi agli alleati.

Primo torna a casa, la guerra partigiana è finita.

Per tutta la vita le montagne sono state la sua seconda casa;  gli ideali di gioventù, la lotta partigiana ed i tanti ricordi, lo hanno accompagnato sino all’ultimo respiro.

Alla famiglia ha trasmesso i suoi sentimenti attraverso emozioni lucide, rispettose. Ha saputo seminare affetto e coraggio e per questo noi dobbiamo promettergli tre cose: di essere fedeli ai valori profondi della resistenza, di non dimenticare il prezzo pagato per la libertà e di non lasciare orfano di speranza il presente.

Marco Pianasso (nipote)

 

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