CIAO GINA

Era una donna dal carattere forte e impegnata in politica, se n’è andata nel mezzo di un’emergenza sanitaria che non ha permesso di ricordarla con un funerale. E l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) attende la fine dell’emergenza per ricordare Domenica Saracco (Gina), partigiana combattente, classe 1926, scomparsa domenica 15 marzo per complicazioni sopraggiunte dopo un intervento chirurgico. Giulietto Giordano, partigiano, presidente dell’Anpi Val Pellice, ne ricorda il carattere determinato: «Eravamo compagni di scuola all’istituto magistrale di Pinerolo, ci conoscevamo quindi da allora. Appena diplomato, io sono partito per la montagna e anche lei ha cominciato a stringere contatti con la Resistenza, nonostante sua madre non condividesse la scelta. Era una donna dal carattere forte, a volte chiuso, ma sempre coerente con le proprie scelte, mantenendo anche nel dopoguerra l’impegno politico».

Negli anni della scuola, Saracco viveva con la madre a San Secondo di Pinerolo e rimase colpita dai rastrellamenti di Prarostino e dalla fucilazione del tenente Sansone. Questi fatti, come i colloqui con Camilla Ravera, una dei fondatori del Partito Comunista d’Italia all’epoca clandestina a San Secondo, contribuirono alla sua decisione di entrare nella Resistenza. Nei primi mesi del 1944 diventò militante: «Entrò nella squadra di Erminio, dislocata nella zona di San Secondo, Prarostino e Porte. Operò anche nel Vigonese organizzando i trasporti di bestiame e viveri» racconta Giordano.

Dopo la Liberazione iniziò la carriera da maestra e non abbandonò l’impegno politico: prima nel Partito d’azione, poi nel Partito socialista italiano. «Visse con suo marito, che lavorava per l’ordine Mauriziano, prima a Staffarda, poi a Stupinigi e infine a Nichelino – aggiunge Giordano –. Solo da pensionata tornò a San Secondo e in Val Pellice».

Negli anni Settanta, a Nichelino, Saracco fu assessore all’assistenza: «Un ruolo pericoloso in quel periodo. La cittadina, infatti, a partire dal dopoguerra crebbe velocemente dal punto di vista demografico e non mancavano le tensioni sociali». Negli stessi anni offrì rifugio anche a uno dei clandestini cileni che giunsero in Italia dopo il golpe di Augusto Pinochet.

«A causa dell’emergenza sanitaria non abbiamo potuto celebrarle il funerale, cercheremo il modo di ricordarla tutti assieme il più presto possibile» afferma Giordano.

Fonte: Torino Oggi del 22 marzo 2020

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