E’ scomparso Armando Cossutta

Armando CossuttaLa Presidenza e la Segreteria Nazionale dell’ANPI hanno appreso con immenso dolore della scomparsa, ieri a Roma, dell’amico, partigiano e generosuna storia comunistaissimo dirigente dell’Associazione, Armando Cossutta. Nato a Milano il 2 settembre 1926, pubblicista, parlamentare e dirigente comunista, Vice Presidente Nazionale Vicario dell’ANPI. Figlio di un operaio di origine triestina che lavorava alla Marelli di Sesto San Giovanni, Cossutta nel 1943 si è iscritto al Partito Comunista Italiano. Subito dopo l’armistizio è entrato nella Resistenza, battendosi contro i nazifascisti come partigiano delle Brigate Garibaldi. Catturato e condannato alla fucilazione, si salvò soltanto perché i militi del plotone d’esecuzione (come racconta nel libro autobiografico “Una storia comunista”, edito nel 2004 dalla Rizzoli), spararono in aria.
Dopo la Liberazione, interrotti gli studi, si è dedicato completamente all’attività politica che, dopo l’esordio a Sesto San Giovanni, lo ha visto, dal 1951, consigliere comunale a Milano, segretario della Federazione milanese del PCI, segretario regionale del suo partito, membro del Comitato centrale, della Direzione e della Segreteria. Cossutta, parlamentare dal 1972, ha rappresentato il PCI al Senato dalla VI all’XI Legislatura; dalla XII alla XIV è stato deputato; dal 1999 al 2004 è stato anche deputato al Parlamento europeo.

Cossutta è stato una delle colonne del Pci negli anni in cui il rapporto con Mosca era più forte. Filosovietico per antonomasia, nel 1981 si oppose strenuamente alla linea revisionista del segretario Berlinguer, il quale aveva affermato che la “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’Ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il Pci dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico. Celebre la sua definizione della linea berlingueriana: “lo strappo”.

Cossutta fu, in seguito, contrario allo scioglimento del PCI proposto da Achille Occhetto; fu lui, con Sergio Garavini, Lucio Libertini e altri compagni a costituire il Partito della Rifondazione Comunista. Se ne staccò allorché, nel 1998, Fausto Bertinotti, divenuto segretario del PRC, decise di ritirare la fiducia al Governo Prodi.
Armando Cossutta fondò allora, con Oliviero Diliberto, il PdCI (Partito dei Comunisti Italiani). Nel 2006 è stato rieletto senatore dell’Emilia-Romagna per la lista “Insieme per l’Unione”, presentata dal Partito dei Comunisti Italiani. Ha aderito, quindi al Gruppo parlamentare “Insieme con l’Unione – Verdi – Comunisti Italiani” ed è entrato a far parte della “Commissione Permanente Affari Esteri, Emigrazione”. Nel giugno del 2006 Armando Cossutta, in dissenso con la linea politica del segretario Diliberto, si è dimesso da Presidente dei Comunisti Italiani.
Al compimento dei suoi 80 anni di età, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva inviato ad Armando Cossutta un messaggio di auguri, nel quale gli ricordava i comuni anni di impegno politico e di stretta vicinanza famigliare, nel quale si leggeva: “Gli avvenimenti e gli orientamenti che ci hanno successivamente allontanato, non hanno scalfito i miei sentimenti di amicizia e il mio apprezzamento per i contributi che hai dato all’azione per il progresso sociale e alla vita pubblica democratica nel seno delle istituzioni rappresentative per la Repubblica”. Il messaggio di Napolitano si concludeva sottolineando la presenza, sempre attiva e l’alto senso di responsabilità del senatore Cossutta nel dibattito sui problemi del Paese.
Alla vigilia delle elezioni europee del giugno 2009, Armando Cossutta (attivo sostenitore della campagna dell’ANPI contro la proposta di equiparazione dei superstiti della Resistenza con quelli della RSI), ha annunciato il suo voto per il Partito Democratico (fonte: Anpi.it).

Biografia (Fonte: Wikipedia)

Si iscrisse nel 1943 al Partito Comunista Italiano e partecipò da partigiano delle Brigate Garibaldi alla Resistenza antifascista e antinazista. Venne arrestato dai nazifascisti e detenuto per un certo periodo nel carcere di San Vittore a Milano.[1]

Dirigente del PCI

Nel dopoguerra divenne dirigente del partito, di cui incarnava la corrente più filo-sovietica: questa sua tendenza a considerare l’Unione Sovietica come “Stato guida” del movimento comunista mondiale lo portò a polemizzare con Enrico Berlinguer.

Collaboratore de l’Unità ed ininterrottamente parlamentare dal 1972 al 2008 (prima come senatore, dal 1994 al 2006 come deputato, e quindi nuovamente come senatore), molti furono gli incarichi politici da lui ricoperti: ad esempio fu consigliere comunale a Milano dal 1951; fu segretario comunale e poi regionale del PCI (nel primo caso a Milano, nel secondo in Lombardia) e fu inoltre membro della Direzione della Segreteria nazionale del Partito Comunista Italiano.

Filosovietico per antonomasia, nel 1981 si oppose strenuamente alla linea revisionista del segretario Berlinguer, il quale, traendo spunto dal golpe che Jaruzelski compì sotto la minaccia d’invasione sovietica della Polonia, aveva affermato che la “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’Ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il PCI dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico. Oltre che nel merito, Cossutta criticò il metodo della scelta del PCI, che definì in un celebre articolo “lo strappo”, per la sua gestazione estranea alle discussioni interne ed alla storia stessa del partito. In seguito, pur senza rimpianti, Cossutta dichiarò di aver sbagliato nell’andare contro Berlinguer[2]. Cossutta fu vicino anche all’operaismo, ma senza distaccarsi mai dal PCI.

La fondazione di Rifondazione Comunista

Contrario allo scioglimento del PCI, nel febbraio 1991 fondò, con Sergio Garavini, Lucio Libertini ed altri, il Movimento per la Rifondazione Comunista, che nel dicembre dello stesso anno si unì a Democrazia Proletaria formando il Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.

In seguito alle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista fece parte della maggioranza che sosteneva il primo governo Prodi.

La scissione del PdCI

Nel 1998 Fausto Bertinotti, allora segretario del partito, ritirò la fiducia al governo; Cossutta si oppose staccandosi dal partito e fondandone uno nuovo, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo; il PdCI partecipò al successivo governo D’Alema. Cossutta ricoprì quindi la carica di presidente del PdCI e di senatore.

Dal 1999 al 2004 è stato inoltre deputato al parlamento europeo. Sempre nel 2004 pubblicò la sua autobiografia dal titolo Una storia comunista. Alle elezioni politiche del 2006 venne eletto senatore per la lista Insieme con l’Unione, cui i Comunisti Italiani diedero vita al Senato, nella regione Emilia-Romagna. È stato membro della Commissione Affari esteri. Nel 2000 partecipò, con altri politici come Walter Veltroni, al gay pride di Roma, prendendo posizione a favore del matrimonio omosessuale.[3]

Ritiro dalla politica

A giugno del 2006, dando alla fine voce ad un dissenso sofferto verso la linea politica del segretario Oliviero Diliberto, Cossutta si dimette dalla carica di presidente del partito. Il 21 aprile 2007 ha presentato le dimissioni dal partito e non ha più rinnovato la tessera di alcun partito, lasciando la politica attiva.[4]

Alle elezioni politiche del 2008 ha dichiarato di aver votato “da comunista” per il Partito Democratico[5].

Ultimi anni

Dal 2009 Cossutta è stato vice presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI).

L’8 agosto 2015 rimase vedovo dopo la morte della moglie Emilia Clemente, con la quale era legato da circa settant’anni. Da “Emi” aveva avuto tre figli: Anna, Dario e Maura, anch’essa attiva in politica come parlamentare[6].

È deceduto il 14 dicembre 2015 all’Ospedale San Camillo di Roma, dove era ricoverato da tempo, all’età di 89 anni.[7][8] Armando Cossutta era ateo[9].

Controversie

Nel 1991 il giornalista Alexander Evlakhov dichiarò che Cossutta ricevette, nel 1986, una somma in nero pari a 824.000 Dollari da parte del PCUS[10]. Lo stesso Cossutta smentì l’accusa, affermando di non aver mai ricevuto denaro dall’Unione Sovietica[11], anche se nel documento fornito da Evlakhov c’era scritto che il destinatario del pagamento era proprio il Senatore italiano[10].

Inoltre fu accusato (in particolar modo nella Prima Repubblica) di essere un “contatto confidenziale del KGB” in Italia.[12][13]

Nel gennaio 2015 il quotidiano Libero, nella qualità della persona giuridica dell’Editoriale Libero s.r.l., è stato condannato in via definitiva a risarcire Armando Cossutta di 50.000 euro per danni morali, per un articolo diffamatorio nel quale «in relazione al cosiddetto caso Mitrokhin, lo identificava come una spia al soldo dell’Unione Sovietica».[14]

Opere

  • I problemi del finanziamento del partito e la campagna per la stampa comunista, Roma, Iter, 1974.
  • Il finanziamento pubblico dei partiti, Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Decentramento e partecipazione. Iniziativa dei comunisti per l’attuazione della legge sui consigli di circoscrizione, con Marcello Stefanini e Renato Zangheri, Roma, Editori Riuniti, 1977.
  • I comunisti nel governo locale, con Enrico Berlinguer, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Il modo nuovo di governare, Roma, Edizioni delle autonomie, 1980.
  • Lo strappo. Usa, Urss, movimento operaio di fronte alla crisi internazionale, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Dissenso e unità. Dibattito politico nel PCI dal XVI al XVII congresso, Milano, Teti, 1986.
  • Vecchio e nuovo corso, Milano, Vangelista, 1988.
  • Una storia comunista, con Gianni Montesano, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00430-8

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