Settantasette anni fa l’eccidio del Martinetto

La sezione “Eusebio Giambone” di Torino ricorda così l’eccidio del Martinetto. Il Comitato provinciale condivide.     Settantasette anni fa l’eccidio del Martinetto     Il sacrario del Martinetto “Qui caddero fucilati dai fascisti i martiri della Resistenza Piemontese. La loro morte salvò la vita e l’onore d’Italia. 1943-1945“. Ventuno…

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2 Aprile 2021 – Eccidio del Pian del Lot

2 Aprile 1944

Commemorazione Eccidio del Pian del Lot

Contributo video per il Comitato Anpi provinciale Torino del Dottor Nino Boeti

 

 

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L’eccidio del Pian del Lot fu una strage compiuta dai nazisti verso giovani rastrellati come rappresaglia per l’uccisione del caporale della difesa antiaerea FlaK Walter Wohlfahrt avvenuta a Torino a opera di un commando gappista.

 

«Il 2 aprile/ 1944/ piombo nemico qui falciava le vostre radiose e fiorenti/ giovinezze. Italia e mamma fu il vostro/ ultimo grido mentre la terra che per tredici mesi/ vi fu letto di morte copriva i vostri corpi straziati/ e agonizzanti/ Parenti e amici offrono nel ricordo del vostro martirio».
(Lapide sul luogo dell’eccidio)

 


 

Il 30 marzo 1944, in un agguato dei GAP, fu ucciso il caporale tedesco Walter Wohlfahrt che si trovava sul ponte Umberto I a Torino. Il comando tedesco in città decise come atto di rappresaglia la fucilazione di alcuni giovani rastrellati in precedenza, presso la Val di Lanzo e la Val Pellice, nonché reclusi nel carcere “Le Nuove”.
Come luogo per la rappresaglia fu scelto il Pian del Lot nella collina torinese, nei pressi dell’attuale Parco delle Repubbliche Partigiane Piemontesi. Grazie alla posizione dominante sulla città, questo luogo divenne uno dei capisaldi delle truppe nazifasciste nella Seconda Guerra Mondiale. Sul pianoro i militari installarono otto postazioni antiaeree della Flak dove Wohlfahrt prestava servizio, postazioni tuttora esistenti ma ormai nascoste da una fitta vegetazione.

Secondo il testimone oculare Giovanni “Oscar” Borca, un partigiano catturato, i prigionieri furono caricati sui camion e portati nel luogo dell’esecuzione. Una volta sul posto, con le mani legate, furono portati nei pressi di una fossa dove, a gruppi di quattro, furono falciati dalle mitragliatrici; alcuni di essi tuttavia erano ancora vivi quando furono ricoperti dalla terra. Borca si salvò perché, insieme ad altri prigionieri, aveva il compito di ricoprire la fossa comune; al suo rientro in carcere gli fu intimato di restare in silenzio sull’accaduto. I corpi furono riesumati il 27 maggio 1945, a guerra finita.
Nella fossa si contarono 27 giovani massacrati, dei quali 7 non identificati; studi recenti degli ultimi anni sono riusciti a dare un nome a 3 di questi cadaveri.

Ogni anno, il 2 aprile, viene celebrata, nei pressi del luogo dell’eccidio, una cerimonia commemorativa delle vittime della strage: in quest’anno di pandemia non è possibile partecipare numerosi come sempre, ma il Comitato Provinciale Anpi di Torino ha a cuore il ricordo dei 27 giovani martiri e partigiani, che hanno dato la vita credendo nell’ideale di un’Italia libera e antifascista.